Se hai aperto la dashboard di Google Ads ultimamente, è quasi certo che ti sia comparsa una notifica brillante che ti invitava ad attivare AI Max. Ma vale davvero la pena farlo subito?
La risposta breve è: per la maggior parte delle aziende, no. Non ancora. In questo articolo ti spiego cosa si intende per AI Max, come si inserisce nell'evoluzione di Google Ads verso l'intelligenza artificiale, e soprattutto quando ha senso (o non ha senso) attivarlo.
Che cos'è la funzione AI Max su Google Ads?
AI Max è una funzionalità di targeting che Google sta spingendo attivamente nelle campagne Search. In sostanza, allarga il perimetro di corrispondenza delle parole chiave lasciando che l'AI di Google decida autonomamente su quali ricerche mostrare i tuoi annunci, andando ben oltre il significato letterale delle parole chiave che hai impostato.
L'idea di fondo è interessante: invece di targetizzare una keyword specifica, AI Max usa quella keyword come segnale di intento, lasciando poi all'algoritmo la libertà di intercettare query correlate che potrebbero convertire. Google sostiene che questo approccio porterebbe più conversioni a costi più efficienti.
AI Max è ancora in fase di rollout e i risultati nelle campagne reali sono, nella maggior parte dei casi, inferiori a quelli ottenibili con Dynamic Search Ads per chi vuole seguire un approccio keywordless. La situazione probabilmente cambierà nel corso del 2026, ma oggi i dati non supportano ancora un'adozione generalizzata.
Il problema con le raccomandazioni di Google
Non è la prima volta che Google spinge una funzione in modo aggressivo prima che sia davvero matura. È successo con Smart Bidding, con Performance Max, e ora con AI Max. Il punto non è che queste tecnologie siano inutili — anzi, alcune di esse sono strumenti molto potenti — il problema è quando Google consiglia di attivarle.
La stessa documentazione ufficiale di Google indica chiaramente che per sfruttare Smart Bidding in modo efficace servono almeno 30 conversioni al mese. Se si vuole utilizzare Target CPA o Target ROAS, la soglia sale a 50 conversioni mensili. Eppure, nella dashboard di Google Ads, la piattaforma spinge le aziende ad attivare Performance Max (che si basa su Smart Bidding) spesso fin dalle prime settimane, quando non hanno ancora raccolto dati sufficienti.
Attivare strumenti di AI senza il volume minimo di dati necessario porta quasi inevitabilmente a risultati peggiori rispetto a un approccio più controllato e progressivo. Questo è il nodo centrale.
Il targeting per keyword sta cambiando radicalmente
Per capire dove si inserisce AI Max, bisogna comprendere un cambiamento strutturale in atto in Google Ads: le keyword non sono più trigger rigidi, ma segnali di intento.
Fino a pochi anni fa, Google Ads funzionava in modo molto preciso: il tuo annuncio compariva solo se qualcuno cercava esattamente quella parola chiave (o una variazione molto vicina). Potevi costruire strutture con decine di ad group iper-segmentati, ognuno dedicato a una singola keyword, e avere un controllo quasi chirurgico su dove comparivano i tuoi annunci.
Quel mondo non esiste più. Oggi Google interpreta il significato e l'intento dietro una ricerca, non le singole parole. L'algoritmo può mostrare il tuo annuncio su query che non contengono nemmeno una delle tue parole chiave, purché l'intento di ricerca sembri rilevante. Questo cambio ha implicazioni enormi sulla struttura delle campagne.
Perché il Broad Match è diventato quasi obbligatorio
C'è un altro fattore che rende il panorama ancora più pressante: l'arrivo degli AI Overviews e della AI Mode nella SERP di Google.
Secondo dati di Seer Interactive, il click-through rate nei risultati di ricerca è sceso dal 14% (ottobre 2024) a poco sopra il 6% (ottobre 2025) nelle SERP dove Google mostrava AI Overviews. Una perdita di visibilità organica enorme in soli 12 mesi.
Questo significa che per continuare a intercettare traffico qualificato attraverso gli annunci a pagamento, i tuoi annunci devono poter comparire anche all'interno degli AI Overviews e della AI Mode. E al momento, ci sono solo tre modi per farlo:
- AI Max (sconsigliato per ora, per i motivi già illustrati)
- Performance Max (da usare solo con 30+ conversioni/mese)
- Broad Match (la soluzione più accessibile per chi inizia)
Ecco perché, in particolare per chi sta costruendo le proprie campagne da zero o ha ancora pochi dati, il Broad Match con Smart Bidding progressivo è oggi l'approccio più equilibrato per rimanere visibili in questo nuovo ecosistema.
Struttura delle campagne: meno è meglio
Un altro punto chiave riguarda la struttura dell'account. La logica di avere campagne con 20, 30 o addirittura 40 ad group separati — ognuno con la sua singola keyword — era vincente in un mondo di targeting esatto. Oggi è controproducente.
Con keyword più ampie, l'algoritmo ha bisogno di volumi maggiori di dati per ottimizzarsi. Frammentare il budget su troppe campagne e troppi ad group significa rallentare il ciclo di apprendimento dell'AI, non accelerarlo. Nella pratica, le campagne che funzionano meglio oggi hanno raramente più di 3-4 ad group ciascuna, spesso solo 2-3.
Il principio guida dovrebbe essere questo: qual è il numero minimo di campagne di cui ho bisogno per coprire i miei prodotti o servizi principali? Parti da lì, non dal massimo.
AI Max conviene o no? Il verdetto
Per la maggioranza delle aziende che operano con Google Ads nel 2026, AI Max non è ancora la scelta giusta. I risultati osservati nelle campagne reali non giustificano ancora un'adozione immediata, e l'alternativa con Dynamic Search Ads o Broad Match gestito correttamente continua a performare meglio nella maggior parte dei casi.
Questo non significa che AI Max sia inutile in assoluto. L'evoluzione è in corso e con ogni probabilità la funzione migliorerà nel corso del 2026 man mano che Google raccoglie più dati di addestramento. Ma attivarlo oggi, senza un volume minimo di conversioni e senza aver consolidato la struttura della campagna, rischia di fare più danni che benefici.
La direzione giusta è quella di costruire prima delle fondamenta solide — dati di conversione affidabili, struttura dell'account semplificata, targeting con Broad Match progressivo — e poi valutare AI Max quando sarà più maturo e quando il tuo account avrà i dati necessari per sfruttarlo davvero.
Piano d'azione: cosa fare adesso
- Valuta le campagne a basso volume. Se hai campagne che ricevono meno di 20-30 click al giorno o meno di 30 conversioni al mese, chiediti se puoi accorparle ad altre campagne simili per consolidare i dati.
- Semplifica la struttura dell'account. Esamina ogni campagna e verifica se stai duplicando il targeting su keyword simili. Accorpa dove possibile per dare all'algoritmo più dati su cui lavorare.
- Inizia a testare il Broad Match. Se oggi usi solo Exact Match e Phrase Match, comincia a introdurre Broad Match in modo controllato, affiancato a una strategia di bidding adeguata e a una lista di parole chiave negative aggiornata.
- Aspetta AI Max. Tienila d'occhio, ma non attivarla finché non vedrai risultati consistenti e verificabili su campagne simili alla tua, o finché Google non rilascerà la funzione fuori dalla fase sperimentale con dati pubblici più solidi.
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